LA MALATTIA SI VEDE DAL RESPIRO

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Il primo obiettivo del progetto “Inside Breath” dell’Università di Bari è il tumore al colon-retto

Nel 2018 basterà soffiare in un boccaglio, simile ad uno spirometro, per diagnosticare una grande varietà di patologie, tra cui molte di natura oncologica. Una vera e propria rivoluzione, quella messa a punto da un team multidisciplinare dell’Università di Bari, frutto del lavoro congiunto del Dipartimento di Biologia e della Facoltà di Medicina.

È la rilevazione di composti organici volatili presenti nell’espirato a consentire una diagnosi precoce delle malattie senza ricorrere ad esami diagnostici invasivi, riducendo, al contempo, i costi a carico del SSN, i tempi di attesa e la sofferenza del paziente. Il tutto grazie ad uno speciale dispositivo dotato di una complessa intelligenza artificiale, in grado di analizzare il nostro fiato e di trasmettere i rilevamenti ad un sistema di elaborazione dei dati molto preciso. Sarà poi il medico a valutare i risultati per disporre, eventualmente, ulteriori accertamenti o per formulare una diagnosi cui seguirà il piano terapeutico.

Un primo prototipo del device è già disponibile da febbraio 2017 presso il Policlinico di Bari per l’individuazione di alcune patologie e verrà utilizzato al più presto per lo screening di massa del carcinoma colon-rettale, argomento di studio in cui il team dell’Università degli Studi di Bari risulta essere tra i primi gruppi di ricerca al mondo, come evidenziato dal gran numero di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.
Un tumore che colpisce principalmente gli over 65, caratterizzato da una particolare aggressività (è il secondo al mondo per mortalità) e perciò da anni oggetto di campagne di prevenzione, finora affidata a metodologie di screening piuttosto invasive. I ricercatori sono al lavoro per applicare lo strumento anche all’asma infantile e altri tumori, tra cui quelli ai polmoni.

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